Translate

6/21/10

La vita expat tra alti e bassi.

Avevo allarmato tutti con la notizia di una probabile imminente partenza e un trasferimento a Hong Kong.
Per fortuna abbiamo deciso di no.
L'udt in realtà, il giorno dopo, ha rifiutato l'incarico. E' troppo presto per poterci di nuovo trasferire, anche se ormai c'è aria di cambiamento.
Lui non è contento di come stanno andando le cose. Come al solito gli avevano promesso una cosa e il lavoro si è rivelato tutt'altro. E' un classico delle aziende italiane. Lui è giovane, molto giovane, e con molta esperienza visto che ha iniziato subito a girare per cantieri. Morale ogni volta che si presenta ad un colloquio la solfa è sempre la stessa: da una parte ci sono gli "anziani" che cercano di tenersi ben stretto il loro posto di lavoro e non condividono più niente, nessuna esperienza, nessuna conoscenza per paura di trovarsi senza lavoro; e dall'altra "eh hai molta esperienza, sei perfetto, ma...sei troppo giovane". E così si ritrova fermo e con una perenne voglia di cambiare.
Ora, con due figli, non è facile saltare da un posto di lavoro all'altro, da un continente all'altro. Ma l'udt è un ottimo padre e marito ed è sicuramente più attento alle esigenze della famiglia. Lo scrivo e lo sottolineo perchè dall'altro post sembrava quasi lui prendesse in considerazione offerte di lavoro senza nessuna attenzione verso di noi. No, non è vero.
Questa offerta ha comunque messo in tavola una prospettiva. Sono saltate fuori alcune alternative: 1. la sua posizione qui a LV cambia e ce ne rimaniamo qui fino a fine cantiere (due anni ancora) e poi chissà; 2. la situazione non cambia e cerca altrove, magari qui in negli States o in Europa, giusto per avvicinarci un po'; 3. la situazione non cambia, si resta qui a LV fino a fine cantiere e nel frattempo l'udt si fa il master che da tanto desidera e poi si vedrà.
La 2. e la 3. sono le più realistiche. Comunque di spostamenti non ce ne saranno fino all'anno prossimo, che è già qualcosa.

Io sono comunque già entrata nell'ottica del trasferimento. Mi sto emozionalmente preparando e poi vedremo.
VEDREMO.
Sì perchè non posso, non possiamo decidere ora sul nostro futuro. Non possiamo decidere nemmeno quando andare in vacanza, quando partire per fare un salto in Italia, quando fermarci e dove.
Mammamsterdam mi ha suggerito in un suo commento che dovremmo decidere ora su cosa fare e dove andare quando i bambini saranno adolescenti (grazie per i tuoi commenti, mi fanno riflettere!!) e lo riprendo qui proprio per potervi spiegare che questa non è una cosa possibile.
L'unica cosa sicura al 100% è che faremo sempre ciò che sarà meglio per i nostri figli in primis, e poi per noi. Se loro, ad un certo punto non saranno più felici di questa vita o subentreranno dei problemi, noi ci fermeremo.
Decidere una base ora? No. Nemmeno. Potrebbe sicuramente essere Milano, dove c'è tutta la nostra famiglia. Ma potrebbe anche essere che, in quanto ormai "cittadini del mondo", un giorno ci sentiremo a casa altrove. Magari in un'altra città europea o chi lo sa.

I programmi vanno di mese in mese. Più di così non è possibile. Per molti questa vita da frequent expat è incomprensibile. Chi non ha mai fatto una vita del genere non può davvero capire, entrare nell'ottica.
Non può capire cosa voglia dire spostarsi ogni due, tre anni. Non poter fare programmi a lunga scadenza.  Mi è rimasta molto impressa una chiacchera con una mamma expat più grande di me e con decisamente più viaggi alle spalle.
"Questa vita è un come una sinusoide, ha alti e bassi estremi e persino per la tua famiglia è difficile capire"
Si arriva in un posto, l'ansia da spostamento, il caos, l'adattamento, la ricostruzione di una vita, la ricerca dell'equilibrio, la fase di vita normale con la sua routine e poi di nuovo un altro trasferimento, un altro caos e così via.
Tu nella tua "bolla". Vivi i problemi che ci sono in Italia diversamente: con più angoscia spesso perchè spesso i problemi si ingigantiscono da lontano e a volte con più distacco fino al momento in cui metti piede in patria. Tutto ti investe come in un uragano perchè per tutti "non ci sei mai".
Per tutti, tu fai sempre "la bella vita". Sempre. Come se stare all'estero fosse sinonimo di ricchezza estrema, pace assoluta e totale distacco da tutti.
Per ora vi risparmio il capitolo di quello che pensano di me, perchè io innanzitutto sono "quella fortunata che vive in villa, che ha tutto dalla vita e che non fa un cazzo dal mattino alla sera e che beata me che ho un marito così che mi porta in giro per il mondo". E' praticamente la considerazione portata all'estremo che hanno solitamente di tutte le donne che sono mamme a tempo pieno. So che molte conoscono la situazione: per molti ignoranti tu "non fai un cazzo" e, anzi, ultimamente ho anche scoperto di essere considerata "una mamma esagerata perchè sto sempre con i miei figli". Non sapevo esistessero madri esagerate, giuro. Comunque io la prendo come un complimento (anche se non lo era affatto). Chiudo il capitolo.

Quando torniamo in Italia per tutti siamo in vacanza, tranne che per noi.
Ogni volta che abbiamo uno straccio di ferie, solitamente torniamo e ciò è quanto di più lontano dall'essere considerata VACANZA.
Dal momento in cui mettiamo piede in Italia è un continuo telefonate, persone da vedere, centinaia di pranzi, cene da parenti, visite continue, banca, commercialista, documenti da fare, lavoro, parenti, parenti, parenti. Noi non abbiamo ancora imparato ad organizzarci, ma il punto è che abbiamo tutta la famiglia a Milano e siamo molto legati a loro. Non possiamo fare diversamente.
Vorremmo solo un po' di comprensione da parte degli altri. Vorremmo che capissero che il viaggio non è lungo, pesante e faticoso solo per loro quando ci devono venire a trovare, ma lo è soprattutto per noi che viaggiamo con due bambini piccoli. Vorremmo che capissero che i bambini hanno anche bisogno di tempo prima di venir catapultati in mezzo a gente e che comunque loro hanno i loro orari e che le cene fino alle 2 di notte magari sarebbero da evitare e che anche noi vorremmo riposarci e magari goderci delle serate con i nostri amici che non vediamo da tempo. Invece è come se noi fossimo colpevoli di tutto e quindi dovessimo scontare le nostre pene. E' come se nei nostri confronti ci fosse del risentimento. Noi siamo quelli che li abbiamo "abbandonati" e abbiamo portato via i bambini.
Per fortuna c'è anche chi, ogni tanto, si rende conto che per noi non è poi così tutto facile. Che guarda la nostra famiglia, che guarda come i nostri figli stanno crescendo felici e si rende conto che magari è più difficile per noi che siamo lontano da tutti e soli piuttosto che per loro che stanno sempre insieme e uniti. Capita di rado.

Ogni trasferimento è un piccolo, grande trauma. Non ci si abitua mai veramente e si lascia un pezzetto di cuore in ogni posto. Per ogni persona conosciuta, per ogni nuovo amico, per ogni paesaggio. Poi passa e rimane il ricordo.
I bambini stanno crescendo e vedremo. Per ora è qui la loro casa e mi chiedo come sarà il prossimo cambio.
Io guardo loro e guardo me stessa. Devo essere forte e convinta soprattutto io per i miei figli e per mio marito, perchè se no crolla tutto. E l'udt lo sa.

Una delle mie paure, pensa un po', è quella di non essere più in grado un giorno di fermarci. Li vedo quelli che fanno questa vita. Anche dopo la pensione, non ce la fanno a starsene tranquilli a casa. Dopo un po' devono partire (di solito sono gli uomini però). La vita in Italia diventa troppo stretta. Dopo un po' che si sta, ti manca l'aria. Si è sempre in movimento, mai fermi e stabili veramente. E più ci si abitua a questa vita e più forse sarà difficile fermarsi. Ma magari non sarà così e la voglia di stare tranquilli prevarrà.
Ripeto, vedremo.
Comunque, nonostante questo post possa sembrare tutt'altro che positivo, siamo contenti e convinti di questa scelta. Per ora la viviamo come una grande opportunità.

Per ora non mollatemi. Questo blog, è la mia terra ferma. Il non-luogo fisso, sospeso per aria dove alla fine mi ritrovo sempre. La mia scappatoia, il mio rifugio. E, grazie.

25 comments:

  1. Sono felice che il tutto si sia ridimensionato. Io non ho pensato che l'udt pensasse solo a lui, anzi ho pensato che se vuole migliorare lo fa per lui come per voi...
    Ora avete tempo per pensare e organizzare. Io l'ipotesi 3 la vedo perfetta.

    ReplyDelete
  2. Che tempismo!!! Questo post mi tocca nel vivo, quella che forse si trasferirà sono io... non so, ancora è tutto da vedere ma fa già paura, sale già l'ansia. Non si parla di viaggi all'estero, non credo ne saremmo capaci, per quello ci vuole davvero un gran coraggio e noi probabilmente non l'abbiamo. Sono daccordo con te, anche per noi prima di tutto verrà il bene dei nostri figli e poi il nostro.
    In bocca al lupo e voi e a noi per quello che ci riserverà il futuro.

    ReplyDelete
  3. E' proprio bello quello che scrivi, lo vedo ben che è doloroso, ma anche se la mia esperienza è piccola in paragone della tua, ammiro la tua capacità di costruirti un non luogo fisso a cui riportare la mente. Alla fine, per come mi è andata nella vita, è questa a determinare il 70% delle cose: felicità, infelicità, irrequietezza nell'immobilità, calma nel movimento, stabilità nei continui trasferimenti.

    Credo che pian piano organizzerai diversamente anche i rientri in Italia, ma sarà tutto conseguente al tuo modo di "governare" tutto quanto.... A volte basta guardare le cose alla "rovescia" e tutto gira per il meglio.

    tanti auguri e un abbraccio forte, mamma expat-esagerata!
    silviett

    ReplyDelete
  4. da questo bellissimo e lucidissimo post si vede che sei il punto fermo della tua famiglia, e hai le idee chiare. anche se non sono mai stata all'estero, mi immedesimo nelle emozioni che hai raccontato, perché capisco come ci si possa sentire 'soffocare' in un paese come l'italia, dopo aver conosciuto molto altre realtà. state crescendo dei bambini con una mentalità aperta, e questo credo sia quello che ogni genitore oggi in italia desidera. io per prima, e ammiro molto la vostra voglia di mettere in discussione tutto. siete una coppia unita, credo che la forza per una vita come la vostra derivi da lì, altrimenti davvero crollerebbe tutto. un grande bacio.

    ReplyDelete
  5. @bismama: lo so che non era quello il tuo pensiero, ma rileggendo l'altro post mi sembrava di aver dato questa idea e ci tenevo a scriverlo. Per il resto...boh chissà. Ogni giorno salta fuori una nuova prospettiva...

    @rita: sai, spostarsi da un paese all'altro o da una città all'altra richiede comunque sempre tanto coraggio. Non cambia molto. Quindi le tue paure, ti assicuro, sono uguali alle mie. Anzi guarda, a volte penso che spostarsi in Italia sia più difficile che spostarsi all'estero!! In bocca al lupo per tutto Rita. Ce la farete e io sono sempre qui se hai bisogno di qualcuno con cui sfogarti!

    @Silvietta: che belle parole. Grazie mille! Credo tu abbia ragione. I figli poi cresceranno e le esigenze saranno diverse e rientri saranno scanditi da altre priorità. Ne sono certa.

    @itmom: grazie. io amo l'Italia, non voglio che si pensi diversamente. Stare in giro però ti cambia e il senso di soffocamento c'è. Magari un giorno si placherà e sarà il momento in cui decideremo di tornare a casa...
    un grande bacio anche a te!

    ReplyDelete
  6. io che non ho avuto neanche il coraggio di crescere mia figlia a 800km da casa non riesco a comprenderti piu di tanto..in ogni caso ti riconosco una grandissima forza e un grandissimo coraggio che sicuramente sapranno aiutarti a fare la scelta migliore.

    ReplyDelete
  7. carissima, e' proprio vero, in quante cose mi ritrovo. Noi non siamo peregrinanti, ci siamo stabiliti in inghilterra da ormai tanti anni, e in fondo siamo vicini, non ci vuol nulla a prendere l'aereo e andare in italia. E pero si anche noi siamo quelli che fanno la bella vita (? ma se lavoriamo tutti e due e ci sbattiamo per i figli?) che abbiamo abbandonato tutti che non ce ne frega piu' niente di nessuno che i figli li cresciamo "all'inglese", quasi apposta, a sfregio secondo alcuni, che ci sentiamo (io mi sento, ancora, dopo 15 anni) colpevole di un male sordo allo stomaco ogni volta che vado giu anche se non so neanche piu' per CHE COSA dovrei essere colpevole. Non passa, non passa, neanche dopo anni e anni, neanche se siete sistemati e i bimbi vengon su bene, e vanno a scuola e sanno leggere e ti stai ammazzando per farli crescere bilingue per benino che nessuno ha voglia di parlargli in inglese anche se in teoria un pochetto lo sanno. Che tristezza e che stanchezza. Ho gia' comprato il biglietto per agosto, ma sono gia' in ansia, tre settimane che non vedi l'ora che finiscano, sempre come una pentola pronta a sbottare. Uff.

    ReplyDelete
  8. @marlene: spesso richiede più coraggio rimanere. Ognuna di noi ha la sua dose di forza e coraggio, quindi ti ringrazio per il tuo commento. Ma tra alti e bassi, alla fine, la mia è una vita come tutte le altre!

    @supermambanana: incredibile! è proprio come scrivi tu! e...sì è proprio un dolore allo stomaco, profondo. Un senso di colpa che è difficile da gestire perchè non ha senso di esistere!! E poi si c'è sempre qualcosa che non va, che fai male, che fai diverso.
    Massima comprensione per la tua ansia per quest'estate!

    @pocahontas: ;-)

    ReplyDelete
  9. Fai bene ad essere orgogliosa di come state crescendo i vostri figli. Sono di sicuro bimbi felici!!

    ReplyDelete
  10. Quando ho conosciuto questo blog e ho iniziato a seguirti ho penato: "Ma come fa?!!?".
    Secndo me avete una forza infinita.
    Più tu dell'udt perchè lui ha il suo lavoro che è quello e prevede quello, ha una passione da seguire e questo credo aiuti (per quanto le frustrazioni possano accoppare l'entusiasmo...).
    Tu per me rasernti l'eroismo. Dai prova davvero di un amore sconfinato per lui e per i tuoi figli.
    E poi è ovvio che tu non lavori! cavolo si fa fatica a trovare un lavoro decente che ti permetta di seguire i figli quando vivi sempre nello stesso posto...come potresti tu?!!?
    E poi i bimbi devono avere un riferimento efisso nei cambiamenti e devi essere tu per forza.
    Sui sensi di colpa...beh se ce li ho io (o meglio me li fanno venire) eprchè mi sono trasferita a 30 km dai miei...mi figuro cosa combinino a te!
    Sono contenta che il tutto si sia ridimensionato e che per un po' starete fermi almeno per assestarvi e decidere il da farsi.
    Spero che questo ti dia serenità.

    ReplyDelete
  11. tesoro, sai che nelle mie parole nn c'è traccia di giudizio e tanto meno di cinismo, ma purtroppo io credo di sapere come andròà a finire, xkè conosco tante famiglie che hanno fatto la tua vita
    premetto che ti invidio, odio il posto dove vivo e sono sempre pronta a ripartire, anche se ho bisogno di radici fatte di relazioni umane valide
    però tra qualche anno nn sarà possibile vivere così: l'età della scuola ti costringerà a fermarti. nn dico che nn potrai iscriverli a scuole diverse ogni 2 o 3 anni, ma saranno loro a nn voler cambiare, l'ho visto nei figli dei miei amici, quando crescono i ragazzi hanno bisogno delle amicizie e nn vogliono andarsene in continuazione
    allora sarà gioco forza fermarti tu, e tuo marito continuerà da solo
    c'è chi riesce a trovare un equilibrio, c'è chi scoppia e le conseguenze sono dure.
    ti ripeto che nn è un giudizio, le coppie scoppiano anche quando nn si sono mai spostate dal paesello, ma prima o poi dovrai fare i conti col fatto di fermarti almeno tu, e questo momento arriverà prima di quello che credi, pensaci.
    scusa se il commento è un po' sconclusionato, ma l'ho scritto in dieci riprese, sono in ufficio e vengo interrotta in continuazione!

    ReplyDelete
  12. questo del "ma tu sei fortunata, guadagni bene, e sei lontana dai casini" penso la conoscano tutti quelli che sono espatriati, se la sorbisce perfino mio fratello che vent'anni fa si è trasferito in un'altra REGIONE.
    idem per "eh, ma dai, siete in ferie, venite a trovarci no?".
    Che a lungo andare ti viene veramente voglia di mandare tutti a quel paese e di farti solo ferie VERE, come tutti, in posti che non conosci e dove non conosci nessuno.
    Compatisco.
    Per quanto riguarda invece la tua paura di non riuscirti a fermare, ti rispondo "embé?"
    Certo, i traslochi continui stremano, ma come tutte le cose, ci sono i pro e i contro. Se non riuscirete a fermarvi "da vecchi",amen... sarete solo voi due, i figli saranno grandi, sarete anzi anche più liberi di partire... l'unica cosa fondamentale è che dovrete sentirvi in equilibrio entrambi in questa vita.. per il resto... anche se non è facile, lascia perdere chi ti critica senza sapere di cosa parla.

    ReplyDelete
  13. wwm, grazie a te. E credo che tutte quelle che come me condividono il vostro tipo di vita non possano che ringraziarti per come hai perfettamente espresso la situazione. Sensi di colpa: checked. Incomprensioni da parte della famiglia e spesso anche dagli amici che sono rimasti a casa: checked. Nostalgia perenne per i posti, ma soprattutto per le amicizie che si lasciano: checked. Vita a sinusoide, fatta di ripartenze continue: checked. "paura" per i ns piccoletti, che magari li facciamo crescere senza radici e a suon di traumi per i continui cambiamenti: checked. Pero' credo fermamente che quello che conta e' creare intorno a loro un nido solido fatto di comprensione e di amore, e forse anche un pizzico di egoismo nei confronti di chi ci considera " le fortunatelle che vivono all'estero nelle villone e che non devono lavorare". Parlano per ignoranza, e non potranno mai capire com'e' in realta', quindi inutile prendersela. E per quanto riguarda il futuro....io per ora preferisco non pensarci! non per tutti e' possibile fermarsi o scegliere quando e dove andare, ma se la famiglia e' solida ogni volta puo' essere un'avventura! ah! e una cosa che per noi ha significato la salvezza: scuole internazionali! almeno i bimbi sono circondati da "simili" e si abituano presto al fatto che le persone vengono e vanno ma si possono sempre trovare amici nuovi e restare cmq in contatto con quelli "vecchi" :-)
    tataindubai

    ReplyDelete
  14. Per quanto riguarda l'udt, se fossi in lui mi fare il mio bel master, che poi dopo potrebbe dare alla mia carriera il twist desiderato.
    Che potrebbe anche essere fare l'imprenditore e scegliere un paese in cui vivere. Oppure non l'imprenditore ma il dirigente in qualche corporation USA, il che vi garantirebbe un minimo di stabilità almeno per le elementari dei bambini.
    Quanto a te, immagino la tua fatica e la tua eccitazione. E immagino che se non ci fossero i figli di mezzo la vita raminga non sarebbe male.
    Dai tempo al tempo. Ci penserete insieme e la soluzione verrà da sè. Baci.

    ReplyDelete
  15. Che dire...navighiamo nelle stesse acque, in quasi tutto quello che dici mi ci ritrovo, altalene emozionali continue, ma non farei scelta diversa anche se a volte mi sento tremendamente in colpa nei confronti dei miei figli...

    ReplyDelete
  16. hai espresso benissimo ogni concetto...anche se il fatto di essere qui ormai da 13 anni e non cambiare, non vuol dire che non sei a casa tua anzi, nello stesso tempo l'italia sta stretta...i parenti e maici idem stessa cosa..insomma non é facile..

    ReplyDelete
  17. Adesso magari comincio a dirlo a MammainCina: basta sensi di colpa. Lo sappiamo, o almeno dovremmo saperlo, che fare l'expat con famiglia a carico presuppone grandi sacrifici da parte di tutti, ma che alla fine il grosso cade sulle spalle del coniuge che non lavora, tipicamente la donna.
    Le aziende lo sanno meglio di tutti, perché una coppia che ha problemi suoi in cui una delle parti non regge, costa un sacco di soldi.

    E in questo, anche se vale solo per una percentuale che è la stessa per tutti, riconosco alcune delle cose che dice Emily. Tutte le persone che rinunciano o rimandano una propria realizzazione nella vita in nome della famiglia sono potenzialmente deboli: perché scommettono sulla solidità del matrimonio e soprattutto da expat, se ti va male quello va male tutto.

    In compenso se va bene quello va benissimo tutto, perché comunque dai ai figli una grande opportunita, pur tenendo conto delle loro esigenze di bambini. Dai un'opportunità fantastica al coniuge che lavora se il lavoro gli piace, e ne dai una bellissima al coniuge che regge la baracca, perché anche se si squarta di lavoro, è un'esperienza fenomenale.

    Un blog in effetti mi sembra una cosa bellissima, da questo punto di vista il mio grande esempio è Comida de Mama, che non so se hai mai letto.

    Tutto questo i parenti a casa lo vivo in parte e magari nche con affetto no capiscono. io non solo riconosco tutto quello che dici, ma aggiungo anche la scocciatura per gli italiani che non sono mai capaci di prendere un appuntamento, neanche la mattina per la sera. Insomma, io per motivi di tempo devo scegliere con chi vedermi e se mi fai un bidone alle 8 di sera dopo che ho rinunciato a vedermi con qualcun altro, bene non mi fa.

    Adesso sto un pochino cercando e riuscendo a staccarmi da queste dinamiche (ma è dura) e quest'anno forse ci facciamo una vera vacanza, in cui vedere posti nuovi con i bambini.

    Prendi però anche il lato buono di questa famiglia tutta accumulata a Milano: ti permette di crescere i tuoi figli con un punto fermo e un senso di appartenenza che nel vostro caso è fondamentale.

    E certe volte ci vuole anche la botta di egoismo: prenderti i tuoi tempi. A suo tempo non ricordo se l'ho pensato o te l'ho scritto, all'epoca della ricerca casa, io mi chiedevo se non sarebbe stato più saggio NON prenderla a Milano, ma cercarvi un luogo vicino, più vacanziero, meno caro magari, proprio per darvi un cuscinetto di assorbimento.

    Ma tanto da come dici e non dici sempre, si capisce che sapete quello che fate e siete sintonizzati, quindi alla fine, nonnostante le divergenze, le decisioni pe prenderete sempre insieme.

    (E anch'io sono per la corrente pro-master, vai UDT, vai e liberati delle aziende italiane. Ci sono anche quelle straniere).

    ReplyDelete
  18. ecco parliamone di sta cosa della colpa perche' io in verita' nei confronti dei figli non mi ci sento. Io credo che avranno grandi opportunita' qui. Credo che fuori dall'influsso italiano siano piu' sereni. Credo anche che stiano avendo un'infanzia molto caciarona e divertente grazie alla scuola di qua, che non vedono l'ora di andarci la mattina. E anche se per un periodo ho pensato che magari la scuola italiana, che so, magari era meglio... mi e' bastata un'occhiata a MaryStar e un giretto per i blog delle insegnanti per rimangiarmi tutto. Insomma, secondo me i bimbi sono a posto. Certo la presenza dei familiari, nella fattispecie dei nonni, che adorano, si quella si. Ma questa vale solo finche' son piccolini, penso, boh, al momento una dose farmaceutica di frequentazione parentado tutto sommato secondo me non e' malaccio.

    Quindi, torniamo a bomba. Se non son in colpa per i bimbi, e di sicuro non per mio marito, e di sicuro non per il lavoro, che e' un lavoro che ci siamo scelto e che abbiamo la fortuna di fare insieme, e che non avremmo mai avuto le stesse opportunita' in italia... allora per CHE CAZZO mi devo sentire male? Per quella genetica sensazione di 'sacrifizio' (con la zeta) che le famiglie italiane hanno sempre la bonta' di ricordarti a pie' sospinto? Perche' posso dire che 'sto bene' qui mentre in italia non si fa, non si puo' dire che stai bene, minimo minimo minimo devi aver un acciacchetto di salute, senno' sei tagliato fuori dalle conversazioni? Che io in fondo i miei drammi ce li avrei pure, mica qua siamo nel palazzo di cenerentola, che tipicamente mi devo smazzare da me visto che siamo comunque soli qui, solo che chissa' perche' tutti rientrano nell'immaginario dei parenti e amici nel cote' expat, cioe' provocano una reazione che si puo' riassumere con un "l'hai voluta la bicicletta?".

    E scusa il ranting, sicuramente poco coerente visto che spedisco senza rileggere che vado di fretta

    ReplyDelete
  19. @murasaki: grazie. cerchiamo sempre di fare il nostro meglio come genitori, no?? SPeriamo bene!

    @rocciajubba: per molti non è poi così ovvio che io me ne stia (per ora) a casa con i bambini. Non lo è affatto. E poi guarda, che tu ti sia trasferita dall'altra parte della città o del mondo...c'è sempre qualche cavolo di cosa che non va. Che palle!

    @emily: tu hai PERFETTAMENTE ragione e ti giuro che di coppie che scoppiano tra questi expat ne vedo a raffica. Ed ho paura. Madonna se ho paura, ma proprio per questo che cerco di fare un passo alla volta e mi dò la possibilità di fermarmi, magari un giorno. Speriamo, cosa vuoi che ti dica. Io, non ho problemi a fermarmi un giorno con i miei figli, mentre l'udt continua i suoi viaggi. E' una possibilità. Certo è da vedere la modalità e come la prendono i figli. Vedremo, vedremo, vedremo. Grazie emily.

    @mammaemigrata: la voglia di mandare tutti a cagher mi viene dopo due giorni che arrivo in italia. E poi hai ragione, una volta che i figli saranno grandi, potremmo magari girare con meno pensieri...ma chi lo sa!

    @tataindubai: tornerò a chiederti delle scuole internazionali. PURTROPPO spesso non andiamo in posti dove ci sono, ma sarebbe sì la salvezza.

    @M di Ms: tempo al tempo. Esattamente!

    @mammaincina: anche io non sceglierei diversamente!

    @alleg: eh sì, lo so che capisci anche tu!

    @mammamsterdam: hai ragione, basta sensi di colpa. Ma che ci vuoi fare, certe persone godono a fartela pesare e io devo imparare a farmi scivolare TUTTO addosso. COmprendo anche io con affetto i parenti che ci "stanno addosso", credimi. Ed è per questo che mi sbatto come una matta soprattutto perchè desidero che i miei figli abbiano un ottimo rapporto con la famiglia! Solo che poi a volte...ci sono certe esagerazioni...e quella degli appuntamenti è una delle tante a farti girare proprio gli zebedei!! ne potrei elencare....
    ASSOLUTAMENTE concordo con il senso di appartenenza e il valore della famiglia che sta a Milano.
    Sì me lo avevi scritto della casa non a Milano ed è un'idea che ci frulla sempre più nella testa.
    Alla botta di egoismo ci stiamo arrivando. Alla fine si impara ed è per questo che quest'estate, andando contro tutto e tutti, abbiamo deciso di non tornare in Italia e di spendere i soldi per una vacanza al mare. Piano, piano si impara.

    @supermambanana: No no no no sensi di colpa verso i miei figli non ne ho. Se mai dispiace infinitamente anche a me per i nonni, ma ti dirò,. A volte penso che se li godano di più così e di più di altri bambini che conosco i cui nonni se ne fregano altamente. Quindi, per ora, vedo i miei figli felici e di questo sono contenta.
    Le scuole. Ah, le scuole!!! E' ancora presto per me da dire e soprattutto non ho una grande considerazione dei college americani MA MA MA per ora con le scuole americane sono davvero contenta.
    Poi: e per che cazzo ci dobbiamo sentire male?! E' proprio quello il senso del DOVERE, del SACRIFICIO che dici tu. Hai voluto stare all'estero? SEi andata via e ci hai lasciato? E ORA non provare MINIMAMENTE a lamentarti perchè NOI, quelli che stiamo qua, noi sì che stiamo MALE. Mica tu. E giù 'na raffica di disgrazie e un elenco di tragedie che gli altri si devono "sorbire al posto nostro".
    Quando alla fine della fiera sono sempre io, anche da lontano, a occuparmi delle paturnie di tutti e cercare di trovare una soluzione.
    Ma no, comunque sei quella lontana e felice.
    Io sì sono FELICE, ma i miei cazzi ce li ho pure io eh! Posso??

    ReplyDelete
  20. mamma mia...abbiamo vite tanto diverse ma leggendoti mi rendo conto che certi sentimenti sono gli stessi...
    sono contenta che per ora non ci sarà nessuno stravolgimento per voi anche se ribadisco che sono sicura che alla fine ce l'avresti fatta come sempre...qui nel tuo blog, nel tuo non-luogo-fisso, si sente l'amore che c'è tra te, l'udt e le vostre creature :)
    e poi...la gente pensa sempre cose strane degli altri, la visione che hanno di te e della tua "bella vita"...mah! tutte le cose che hai scritto le capisco, le vivo in modo diverso...compreso la questione del "tu non fai un cazzo" o della "mamma esagerata", io non riesco a parlarne perchè non ho accanto persone che capiscono quello che dico o provo...
    quindi, mia cara, tieniti stretta questo posto dove parlare e parlarci di te e di voi, noi non ti molliamo :)

    ReplyDelete
  21. grazie pandora!!!!
    a volte mi prende un groppo in gola grande come una casa!!!

    ReplyDelete
  22. Ciao grazie per questo post, mi riconosco nelle tue parole, non ho bimbi ma abbiamo vissuto in 6 paesi diversi negli ultimi 8 anni. adesso tra qualche mese rifinisce l ennesimo contratto e non sappiamo ancora dove andare. Stiamo bene ma siamo piuttosto stanchi, partire a arrivare sono esperienze dure nonostante l arricchimento personale che portano dietro.I rientri in patria dell'expat sono dei veri tour di forza!Noi ogni tanto ci siamo permessi il lusso di non tornare in italia e di andare in qualche posto di vera vacanza, non bisogna sentirsi in colpa! Un saluto

    ReplyDelete
  23. ciao! ti ho scoperto stasera mentre stavo per andare a letto e sono rimasta su a leggerti! non so ancora come ti chiami ma già sei davvero unica: ho letto il post sulla festa toy story ( super!!!), quello di NYC a misura di bimbo e soprattutto questo ( impressive!) che mostra davvero i risvolti e i contrasti di questa scelta radicale che avete coraggiosamente fatto..
    Io sono un aspirante expat ( intanto in sogno) non ancora nè mamma nè fidanzata ( più cresco più divento esigente: checcivuoifà!). cmq ti riscriverò e rileggerò presto. grazie mille per la tua condivisione e testimonianza che una vita diversa e fuori dai soliti binari è possibilissima!
    BIG HUG Giulia

    ReplyDelete
  24. Cara Elena, ho letto questo post di sfogo e lo commento, anche se sono passati anni dalla sua pubblicazione. La mia situazione è l'opposto di quella di molti: sono espatriata io e mio marito - col bimbo - mi ha seguita. Anche io ricevo a volte dei rimporveri dalla mia famiglia d'origine per essere andata via. Soprattutto mia madre non riesce a farsi una ragione del mio espatrio. Anche se le elenco i vantaggi della vita in Germania, a lei non interessa. lei vede solo il fatto che sono venuta via da casa per fare la bella vita (arieccoci!) e basta. Che poi questo mito della bella vita, proprio non lo capisco. Ma quale bella vita? La vita, quando si è expat, migliora sotto molti punti di vista, ma è anche difficile, impegnativa. Questo tu lo sai bene. La vita, dovunque si scelag o si debba viverla, è impegnativa, è piena di prove, di difficiltà. Ma anche di gioie, di felicità, di emozioni e di soprese. A casa propria o altrove. Personalmente non ho sensi di colpa, perchè trasferirsi è stata una scelta ben ponderata e molto desiderata da me e mio marito, anche pensando al futuro di nostro figlio. E non credo di dover rendere conto a nessuno di questo. Il bimbo sta bene, si è inserito in Germania e crescerá bilingue. è vero che la mia situazione è diversa perché non ci spostiamo di continuo. Ma bisogna comunque sforzarsi di vedere il positivo: i figli crescono flessibili, aperti, multi-lingui, con una marcia in più. Non possiamo comunque salvarli dai traumi, per quello o ci pensiamo noi o la vita stessa. In bocca al lupo e scusa il pappone! Eireen

    ReplyDelete

Grazie!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...