Avevo allarmato tutti con la notizia di una probabile imminente partenza e un trasferimento a Hong Kong.
Per fortuna abbiamo deciso di no.
L'udt in realtà, il giorno dopo, ha rifiutato l'incarico. E' troppo presto per poterci di nuovo trasferire, anche se ormai c'è aria di cambiamento.
Lui non è contento di come stanno andando le cose. Come al solito gli avevano promesso una cosa e il lavoro si è rivelato tutt'altro. E' un classico delle aziende italiane. Lui è giovane, molto giovane, e con molta esperienza visto che ha iniziato subito a girare per cantieri. Morale ogni volta che si presenta ad un colloquio la solfa è sempre la stessa: da una parte ci sono gli "anziani" che cercano di tenersi ben stretto il loro posto di lavoro e non condividono più niente, nessuna esperienza, nessuna conoscenza per paura di trovarsi senza lavoro; e dall'altra "eh hai molta esperienza, sei perfetto, ma...sei troppo giovane". E così si ritrova fermo e con una perenne voglia di cambiare.
Ora, con due figli, non è facile saltare da un posto di lavoro all'altro, da un continente all'altro. Ma l'udt è un ottimo padre e marito ed è sicuramente più attento alle esigenze della famiglia. Lo scrivo e lo sottolineo perchè dall'altro post sembrava quasi lui prendesse in considerazione offerte di lavoro senza nessuna attenzione verso di noi. No, non è vero.
Questa offerta ha comunque messo in tavola una prospettiva. Sono saltate fuori alcune alternative: 1. la sua posizione qui a LV cambia e ce ne rimaniamo qui fino a fine cantiere (due anni ancora) e poi chissà; 2. la situazione non cambia e cerca altrove, magari qui in negli States o in Europa, giusto per avvicinarci un po'; 3. la situazione non cambia, si resta qui a LV fino a fine cantiere e nel frattempo l'udt si fa il master che da tanto desidera e poi si vedrà.
La 2. e la 3. sono le più realistiche. Comunque di spostamenti non ce ne saranno fino all'anno prossimo, che è già qualcosa.
Io sono comunque già entrata nell'ottica del trasferimento. Mi sto emozionalmente preparando e poi vedremo.
VEDREMO.
Sì perchè non posso, non possiamo decidere ora sul nostro futuro. Non possiamo decidere nemmeno quando andare in vacanza, quando partire per fare un salto in Italia, quando fermarci e dove.
Mammamsterdam mi ha suggerito in un suo commento che dovremmo decidere ora su cosa fare e dove andare quando i bambini saranno adolescenti (grazie per i tuoi commenti, mi fanno riflettere!!) e lo riprendo qui proprio per potervi spiegare che questa non è una cosa possibile.
L'unica cosa sicura al 100% è che faremo sempre ciò che sarà meglio per i nostri figli in primis, e poi per noi. Se loro, ad un certo punto non saranno più felici di questa vita o subentreranno dei problemi, noi ci fermeremo.
Decidere una base ora? No. Nemmeno. Potrebbe sicuramente essere Milano, dove c'è tutta la nostra famiglia. Ma potrebbe anche essere che, in quanto ormai "cittadini del mondo", un giorno ci sentiremo a casa altrove. Magari in un'altra città europea o chi lo sa.
I programmi vanno di mese in mese. Più di così non è possibile. Per molti questa vita da
frequent expat è incomprensibile. Chi non ha mai fatto una vita del genere non può davvero capire, entrare nell'ottica.
Non può capire cosa voglia dire spostarsi ogni due, tre anni. Non poter fare programmi a lunga scadenza. Mi è rimasta molto impressa una chiacchera con una mamma expat più grande di me e con decisamente più viaggi alle spalle.

"
Questa vita è un come una sinusoide, ha alti e bassi estremi e persino per la tua famiglia è difficile capire"
Si arriva in un posto, l'ansia da spostamento, il caos, l'adattamento, la ricostruzione di una vita, la ricerca dell'equilibrio, la fase di vita normale con la sua routine e poi di nuovo un altro trasferimento, un altro caos e così via.
Tu nella tua "bolla". Vivi i problemi che ci sono in Italia diversamente: con più angoscia spesso perchè spesso i problemi si ingigantiscono da lontano e a volte con più distacco fino al momento in cui metti piede in patria. Tutto ti investe come in un uragano perchè per tutti "non ci sei mai".
Per tutti, tu fai sempre "la bella vita". Sempre. Come se stare all'estero fosse sinonimo di ricchezza estrema, pace assoluta e totale distacco da tutti.
Per ora vi risparmio il capitolo di quello che pensano di me, perchè io innanzitutto sono "
quella fortunata che vive in villa, che ha tutto dalla vita e che non fa un cazzo dal mattino alla sera e che beata me che ho un marito così che mi porta in giro per il mondo". E' praticamente la considerazione portata all'estremo che hanno solitamente di tutte le donne che sono mamme a tempo pieno. So che molte conoscono la situazione: per molti ignoranti tu "non fai un cazzo" e, anzi, ultimamente ho anche scoperto di essere considerata "
una mamma esagerata perchè sto sempre con i miei figli". Non sapevo esistessero madri esagerate, giuro. Comunque io la prendo come un complimento (anche se non lo era affatto). Chiudo il capitolo.
Quando torniamo in Italia per tutti siamo in vacanza, tranne che per noi.
Ogni volta che abbiamo uno straccio di ferie, solitamente torniamo e ciò è quanto di più lontano dall'essere considerata VACANZA.
Dal momento in cui mettiamo piede in Italia è un continuo telefonate, persone da vedere, centinaia di pranzi, cene da parenti, visite continue, banca, commercialista, documenti da fare, lavoro, parenti, parenti, parenti. Noi non abbiamo ancora imparato ad organizzarci, ma il punto è che abbiamo tutta la famiglia a Milano e siamo molto legati a loro. Non possiamo fare diversamente.
Vorremmo solo un po' di comprensione da parte degli altri. Vorremmo che capissero che il viaggio non è lungo, pesante e faticoso solo per loro quando ci devono venire a trovare, ma lo è soprattutto per noi che viaggiamo con due bambini piccoli. Vorremmo che capissero che i bambini hanno anche bisogno di tempo prima di venir catapultati in mezzo a gente e che comunque loro hanno i loro orari e che le cene fino alle 2 di notte magari sarebbero da evitare e che anche noi vorremmo riposarci e magari goderci delle serate con i nostri amici che non vediamo da tempo. Invece è come se noi fossimo colpevoli di tutto e quindi dovessimo scontare le nostre pene. E' come se nei nostri confronti ci fosse del risentimento. Noi siamo quelli che li abbiamo "abbandonati" e abbiamo portato via i bambini.
Per fortuna c'è anche chi, ogni tanto, si rende conto che per noi non è poi così tutto facile. Che guarda la nostra famiglia, che guarda come i nostri figli stanno crescendo felici e si rende conto che magari è più difficile per noi che siamo lontano da tutti e soli piuttosto che per loro che stanno sempre insieme e uniti. Capita di rado.
Ogni trasferimento è un piccolo, grande trauma. Non ci si abitua mai veramente e si lascia un pezzetto di cuore in ogni posto. Per ogni persona conosciuta, per ogni nuovo amico, per ogni paesaggio. Poi passa e rimane il ricordo.
I bambini stanno crescendo e vedremo. Per ora è qui la loro casa e mi chiedo come sarà il prossimo cambio.
Io guardo loro e guardo me stessa. Devo essere forte e convinta soprattutto io per i miei figli e per mio marito, perchè se no crolla tutto. E l'udt lo sa.
Una delle mie paure, pensa un po', è quella di non essere più in grado un giorno di fermarci. Li vedo quelli che fanno questa vita. Anche dopo la pensione, non ce la fanno a starsene tranquilli a casa. Dopo un po' devono partire (di solito sono gli uomini però). La vita in Italia diventa troppo stretta. Dopo un po' che si sta, ti manca l'aria. Si è sempre in movimento, mai fermi e stabili veramente. E più ci si abitua a questa vita e più forse sarà difficile fermarsi. Ma magari non sarà così e la voglia di stare tranquilli prevarrà.
Ripeto, vedremo.
Comunque, nonostante questo post possa sembrare tutt'altro che positivo, siamo contenti e convinti di questa scelta. Per ora la viviamo come una grande opportunità.
Per ora non mollatemi. Questo blog, è la mia terra ferma. Il non-luogo fisso, sospeso per aria dove alla fine mi ritrovo sempre. La mia scappatoia, il mio rifugio. E, grazie.